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Recensioni / Anno 1984 - 1995 / Savelli a New York

Savelli a New York 10 Ottobre 1984

Come aveva fatto quel mite, educato artista che si incontrava per Via Margutta e alle mostre, a osare quel grande balzo in un al­tro continente, negli USA di cui allora non conosceva la lingua, scegliendo proprio New York, la città babele, la città caos, cro­giuolo di tutte le razze, divoratrice di uomi­ni e di talenti?

Sembrava impossibile e fummo in molti a chiedercelo in quegli an­ni. Eppure, quando andavamo in America, Savelli fu un punto di appoggio per tanti di noi. Non capimmo come faceva, ma intanto ora parlava e scriveva inglese, si era subito introdotto tra gli artisti di punta di una gal­leria anch'essa di punta, quella di Leo Castelli di New York(che avrebbe esposto anche Giuseppe Capogrossi), e nel catalogo alla Selecta del 1959, Kenneth B. Sawyer scri­veva che la sorgente della sua evoluzione poteva trovarsi '"in una nuova esperienza di spazio", quella che inconsciamente, da sempre, lui ricercava, e che l'America ora gli stava offrendo.

Milena Milani