Recensioni
Recensioni / Anno 2008 in poi / Vita di Savelli

Vita di Savelli 30 Aprile 1998

Savelli giunge in America mentre Pollock, De Kooning, Motherwell, KIine e Rothko hanno fissato la loro ricerca su basi monocrome. Rothko è nel suo periodo migliore si muove in abissi inesplorati; KIine è sempre più essenziale nelle strutture severe e semplici, il gesto rude, aspro, appassionatamente indifferente al "finito", De Kooning riempie i suoi fogli disegni i castici e impulsivi, relitti di forme. Tutti i soddisfatti ideali di bellezza che favorivano tanta pittura italiana venivano annullati. Savelli scopre quanto fossero usurate le modalità di rappresentazione col segno e con lo spazio. Cerca una forma personale, un modo proprio di affrontare il colore ancora legato a moduli figurativi. . .

Al ripetuto richiamo alla realtà di Burri e quindi di Rauschenberg risponde con mezzi espressivi totalmente privi di ambiguità, con l'alternativa di libertà e di acutezza inventiva che fu di fontana e che egli media attraverso Rothko, districando si definitivamente dagli ultimi legami con l'estetica di tradizione romantica. Anzi, opponendo all'uno e all'altro un'immagine ancor più libera dai vincoli simbolici pur senza abbandonare i rimandi psicologici e un fondo di ironia. Si sostituisce il principio di sperimentazione che viene risolto attraverso un procedimento che scarta il colore e assume il bianco come verità assoluta.