Biografia

  • 30 ottobre 1911

  • Angelo Savelli nasce a Pizzo Calabro (Catanzaro). Fin da bambino si avvicina all’arte, grazie allo zio pittore autodidatta, Alfonso Barone.
  • 1930

  • Alla fine degli studi classici, al Liceo Filangieri, di Vibo Valentia in Calabria, il padre Giorgio, farmacista, lo induce ad approfondire le sue qualità artistiche: Savelli si trasferisce a Roma e frequenta il liceo artistico e poi si iscrive all’Accademia di Belle Arti. In questo periodo è ospite del Ministro della Casa Reale dei Savoia, l’onorevole Lucifero Falcone, amico del padre.
  • 1934

  • Consegue il brevetto di pilota rilasciato dal Ministero della guerra. A chi conseguiva il diploma spettava una borsa di studio.
  • 1935

  • Riceve il premio “Mattia Preti” e successivamente il premio “Balestra” per il concorso indetto dall’Accademia di San Luca di Roma.
  • 1936

  • Consegue il diploma dell’Accademia di Belle Arti. Il suo insegnante di decorazione pittorica è Ferruccio Ferrazzi, che diventa il suo più importante punto di riferimento. Affresca la cappella della Villa Boimond a Sora (Frosinone) e viene premiato all’Esposizione Regionale Calabrese.
  • 1937

  • Parte per il servizio militare. Viene ammesso al corso per allievi ufficiali del 39° reggimento di Fanteria.
  • 1939

  • Giunto all’81° reggimento Fanteria di Frosinone riceve i gradi da ufficiale.
  • 1940

  • Inizia ad insegnare all’Accademia di Belle Arti, cosa che non gli impedisce di svolgere una vivace attività artistica. Si stabilisce nello studio di Via Margutta 49, la strada frequentata dalla più alta concentrazione di artisti; Guttuso, Franchina, Jarema, Fazzini, Severini e tanti altri. Viene premiato alla Mostra Regionale del Lazio.
  • 1941

  • Gli viene aggiudicato uno dei quattro premi aggiunti di lire 2.500 al III Premio Bergamo.
  • 1942

  • Riceve uno dei quattro premi aggiunti di lire 5.000 al IV Premio Bergamo. Legge il suo primo libro di filosofia indiana. Si avvicina allo yoga e alla meditazione che gli apre una strada che porta avanti per tutta la vita.
  • 1943

  • Viene richiamato alle armi ed è assegnato all’82°reggimento di Fanteria “Torino”. Superato il trauma della guerra torna a Roma ed entra a far parte della cerchia Futurista. Nello stesso anno prende parte all’Art Club, Associazione Artistica Internazionale Indipendente, di cui fanno parte Jarema (polacco, chiamato da Savelli il vichingo), Severini, Guzzi, Montanarini, Tamburi e l’amico speciale Fazzini, e successivamente Dorazio, Mafai, Corpora, Perilli, Consagra e Turcato. (questo gruppo di artisti attivi a Roma o legati a Roma negli anni ’20 e ’30 viene definito “Scuola Romana”). Con ognuno Savelli instaura un’amicizia che conserva per tutta la vita. Nello stesso periodo conosce Alberto Burri, che è all’inizio della carriera; a differenza di molti, Savelli è il più disponibile e aperto con i giovani artisti.
  • 1946-1947

  • Primi lavori di Savelli in cui le opere vengono realizzate con l’apparire di chiazze bianche, astratto-figurative. In varie crocifissioni il Cristo e la Maddalena appaiono dipinti di bianco. E’ questo il periodo in cui Savelli sente l’esigenza di provare nuove emozioni. La Scuola Romana è ormai per lui limitativa, invece il Futurismo e le sperimentazioni di Prampolini lo spronano a cercare nuove tecniche da seguire.
  • 1947

  • Soggiorna per alcuni mesi a Venezia. Riceve il premio “Colli Euganei” ad Abano.
  • 1948

  • Ottiene una borsa di studio della durata di un mese, a Parigi; prolunga la sua permanenza ad un anno. Questo viaggio lo mette in crisi e lo proietta in una dimensione più dilatata ed internazionale dell’arte. Dichiarerà: “Mi resi conto che dovevo liberarmi della mia divina tradizione italiana”. In questo periodo Parigino lavora moltissimo e realizza una grande quantità di disegni a china e acquerello, in cui i tratti iniziano a tendere verso una graduale stilizzazione.
  • 1949

  • Torna a Roma e trova molte difficoltà a far accettare agli amici il suo nuovo orientamento. Dopo l’espressionismo degli anni romani, rientra da Parigi con una visione dell’arte moderna che nessuno dei suoi coetanei a Roma è in grado di comprendere, tranne Corpora, Turcato e Santommaso. Al Caffè Rosati, punto d’incontro del mondo dell’arte, conosce un giovanissimo Federico Fellini, che rimaneva per ore a osservare gli artisti e gli intellettuali e ne studiava tutti i movimenti. Nello stesso anno, sempre a Roma, incontra Theodoros Stamos.
  • 1950

  • Con le due opere “Oltre l’inquieto” iniziano le prime opere astratte. Partecipa alla XXV Biennale di Venezia.
  • 1953

  • Sposa la giornalista Elisabeth Fischer e pur essendo già un’artista affermato, sente la necessità e trova il coraggio, di trasferirsi definitivamente a New York; in una città difficile ma vitale, competitiva ma internazionale. Così lascia l’Italia e l’incarico di docente all’Accademia delle Belle Arti di Roma. A New York conosce subito gli artisti che contano; Friz Glarner, Marcel Duchamp, Hans Richeter. Viene stimato da tutti i grandi dell’astratto, da Robert Motherwell a Ad Reinhardt e Barnett Newman, che gli era particolarmente affezionato. Frequenta L’Art Club della Decima Strada e gli artisti della New York School, dove incontra Philip Pavia e Jack Tworkov che gli cede il suo studio tra la 10th Street e la 4th Avenue. Di fronte al suo studio ci sono quelli di Franz Kline e Wilhelm Dekooning. Nonostante sia entrato a far parte del grande giro, Savelli non ama riconoscersi in un unico gruppo, in un’unica galleria, non frequenta mercanti d’arte per assicurarsi la vendita delle sue opere, non accetta compromessi; è semplicemente un uomo libero ed è amato per la sua umanità e per la delicatezza, la poesia e l’innocenza con cui si esprime. Lo stesso anno incontra alla Cooper Union University, New York l’artista Will Barnet. Savelli considera Barnet alla stregua di un fratello.
  • 1954

  • Realizza l’opera “Oval Skin”
  • 1955

  • Inizia una serie di serigrafie e di collage che realizza al Chelsea Workshop.
  • 1956

  • Produce “Bianco su bianco”, una serigrafia monocromatica, e realizza così il suo primo quadro totalmente bianco.
  • 1957

  • Prima mostra di Savelli a New York.
  • 1958

  • Savelli insieme ad alcuni amici dell’Art Club conosce a New York, in un bar, il grande mercante d’arte Leo Castelli. Il quale propone di allestire una mostra. La personale alla Galleria Leo Castelli sulla 77ma strada rappresenta l’inizio del periodo più importante della carriera americana di Savelli. Nello stesso anno viene premiato al concorso internazionale di disegno industriale “Battistoni”.
  • 1959

  • Savelli viene nominato Direttore della scuola d’arte “La Guardia Memorial House” l’importantissima Accademia Americana ad Harlem. Farà da supervisore ai corsi d’arte programmati dall’istituto.
  • 1959

  • Savelli si avvicina al bianco con delle stampe in rilievo, cambia i materiali, scarta i colori, modifica le forma delle opere, usa la pittura bianca alla spatola, e successivamente corde, gessi e stoffe leggerissime, trasparenti, veli, tulle; innalza il bianco come unico colore perché puro, luminoso e assoluto. Savelli elabora un’arte monocromatica , prende le distanze dalla violenza espressiva della “action painting” e della pittura “di gesto” e realizza opere di estrema rarefazione e pulizia formale, costruite sulla necessità interiore di raggiungere la semplicità universale. Secondo i critici la sua è una creazione di immagini libere da ogni riferimento figurativo, che aspirano a raggiungere l’essenzialità delle cose.
  • 1960

  • Savelli viene invitato ad insegnare all “Art Workshop”, la scuola americana di Edna Lewis a Positano (Napoli). A Milano partecipa ad un seminario sulle tecniche di stampa. Savelli inventa un processo litografico per quelle che lui definisce “stampe a rilievo”, un’elaborata variazione della tecnica a sbalzo.
  • 1962

  • Il direttore della “University of Pennsylvania”, di Philadelphia, G. Holmes Perkins, insieme ad un vecchio allievo della scuola Louis Kahn personaggio molto stimato dagli architetti americani, decidono di rinnovare la scuola chiamando ad insegnare importanti esperti della nuova generazione. Così, su suggerimento di Romoaldo Giurgola, architetto italiano trasferitosi in America, invitano Savelli, con la collaborazione del grande amico dei tempi di via Margutta, Piero Dorazio, a riorganizzare il programma degli studi per il Dipartimento delle Belle Arti, pittura, scultura e grafica; Savelli accetta l’invito e si trasferisce in Pennsylvania. Savelli dirige tutte le attività ed è per i ragazzi il personaggio più accreditato, dando loro un concreto aiuto per l’orientamento; è un grande conoscitore della tecnica, della pittura e del disegno; le sue grandi capacità come maestro sono note a tutti i giovani artisti americani. In poco tempo l’università diventa la migliore scuola d’arte d’America. Durante questo periodo Angelo soffre di gravi disturbi fisici che riesce a risolvere grazie all’approfondimento della filosofia Zen. Pratica giornalmente gli esercizi e la meditazione yoga. Grazie a questa disciplina, che cominciò negli ’40 e che non smise mai di praticare, riuscirà a superare esperienze molto dolorose. Tra Savelli, Louis Kahn e Romoaldo Giurgola nasce una profonda e grande amicizia, durata tutta la vita. Angelo abiterà per 10 anni a Springtown, senza lasciare lo studio di New York.
  • 1962

  • Crea i primi lavori utilizzando la corda e realizza undici opere litografiche a rilievo, bianco su bianco, presentate da Giulio Carlo Argan (Grattacielo, Milano 1962).
  • 1963

  • Viene pubblicato il libro “Ten poems by ten American poets” con litografie di Savelli (Romero, Roma 1963).
  • 1964

  • Ottiene il Gran Premio della Grafica alla XXXIII Biennale di Venezia per i ventisette rilievi bianco su bianco.
  • 1965

  • Crea nel suo studio al 186 di Bowery Street, New York, la prima sala per la meditazione che chiama “Paradise”.
  • 1966

  • Insegna alla Columbia University of New York.
  • 1969-1970

  • Realizza i progetti “Paradise II” alla Corcoran Gallery of Art di Washington e “Dante’s Inferno” alla Peale Galleries of Pennsylvania, Academy of Fine Arts di Philadelphia.
  • 1971

  • Realizza il progetto “Illumine one” che espone nel ’72 alla mostra personale all’Everson Museum di Syracuse, New York; il catalogo viene presentato da Louis Kahn
  • 1973

  • Viene installata la scultura “Empedocles”al Lincon Center di Syracuse.
  • 1974

  • Insegna alla Cornell Universitya Ithaca, nello Stato di New York.
  • 1975

  • Insegna, per la durata di due anni, come Visiting Artist alla State University of Pennsylvania e realizza l’opera “Wall to Wall” che espone a una mostra alla Pennsylvania State University. Lo stesso anno gli fu offerto di insegnare anche all’Accademia di Belle Arti di Philadelphia in Pennsylvania.
  • 1976

  • Crea le prime tele senza telaio applicate direttamente al muro. Dipinge la serie di tele “On the quantity of the surface”.
  • 1977

  • Realizza una serie di quaranta stampe bianco su bianco. Accetta il posto di Visiting Professor all’Università del Texas ad Arlington dove trascorre per cinque anni i semestri invernali.
  • 1977

  • Realizza una serie di quaranta stampe bianco su bianco. Accetta il posto di Visiting Professor all’Università del Texas ad Arlington dove trascorre per cinque anni i semestri invernali.
  • 1978

  • Realizza l’installazione “Tree with 84 tree trunks” e la espone alla Max Hutchinson Gallery, New York.
  • 1980

  • Riceve dal Guggenheim Museum di New York “la Guggenheim Fellowship” che gli permette di vivere in Europa e di organizzare mostre personali a Milano, Zurigo e Roma.
  • 1981

  • Realizza la scultura “Aglaophon” che viene installata presso l’Aubodon Art Center, New York.
  • 1982

  • Muore sua moglie, Elisabeth Fischer. Il male oscuro dell’amata Elisabeth per molti anni ha influito negativamente anche sulla vita artistica di Savelli. Con la sua drammatica scomparsa inizia per Savelli un lungo periodo di isolamento. Lascia New York e si rifugia in Italia dal fratello Carmelo. Alcuni mesi dopo ritorna in America senza aver ritrovato la pace che sperava. Trova col passare del tempo un po’ di conforto grazie all’affetto di alcuni amici. Chi più affiora dai ricordi di Angelo è lo scrittore e poeta, Luigi Ballerini. Viene pubblicato “Angelo Savelli, Opera grafica 1932-1981” di Giuseppe Appella, edito da Scheiwiller. Il Comune di Pizzo Calabro gli dona una medaglia d’oro per i meriti artistici.
  • 1983

  • Viene premiato dalla prestigiosa American Academy of Arts and Letters.
  • 1984

  • Il PAC – Civico Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, con il coordinamento di Luigi Sansone, realizza una mostra personale.
  • 1984

  • Savelli crea un’opera significativa e straordinaria che dedica alla moglie scomparsa tragicamente: “Glory of a broken wing, a Elisabeth Fischer” che si sviluppa su una lunghezza di cm 1650.
  • 1986

  • Viene pubblicato “Libro bianco” con incisioni di Savelli e poesie di Lucini, edizioni Scheiwiller.
  • 1988

  • Cambia studio, che sarà l’ultimo, e si trasferisce al 257 di Water Street, al Sea Port, Pier 17, a pochi metri dalle sponde del Est River nel punto in cui spicca imponente il Brooklyn Bridge; una palazzina in mattoni rossi, la seconda costruzione più antica di New York. Savelli ama questa zona e trascorre molto del suo tempo al “Paris Cafè”; di giorno punto d’incontro dei giovani di Wall Street e di notte rifugio del popolo del mercato del pesce; tutti lo conoscono e lo amano.
  • 1989

  • Incontra alla Rai Corporation di New York Susanna Argenterio, che ama come una figlia. Grazie a questo grande affetto ritorna a sentirsi vivo dopo anni di grande distacco dal mondo. Passano molto tempo insieme sia a New York che in Italia, nella provincia di Brescia a casa della Famiglia Argenterio
    Lo stesso anno la Rai Corporation di New York, con la direzione di Luigi Ballerini, realizza un filmato sulla sua vita e acquista alcune opere che espone nella sede di New York, nel palazzo della MGM, sulla Avenue of Americas. Lo stesso anno viene pubblicato ” SELVAGGINA ” rilievi di Savelli e poesie di Luigi Ballerini, edizioni Scheiwiller.
  • 1991

  • Viene aperto il “Centro d’Arte Contemporanea Angelo Savelli” a Lamezia Terme in Calabria.
  • 1993

  • Dà inizio alla realizzazione di una stanza presso l’albergo “l’Atelier sul Mare” a Castel di Tusa in Sicilia, che non riesce a terminare.
  • 1993

  • Tramite l’amico artista toscano, Giuseppe Friscia, Savelli incontra a New York Patrizio Bertelli e la moglie Miuccia Prada, i quali visitano il suo studio e si innamorano delle sue opere. Da quell’incontro nasce una collaborazione con La Fondazione Prada. Savelli è attratto dalla vitalità di Bertelli; tra i due s’instaura una bella intesa. Quando Bertelli lo va a trovare nuovamente nel suo studio con idee per il suo futuro artistico, Angelo si lascia guidare e accetta il sostegno e supporto organizzativo che gli viene proposto.
  • 30 novembre 1994

  • Il Presidente della Biennale di Venezia, Gian Luigi Rondi, comunica a Savelli che il consiglio direttivo della Biennale, su proposta del direttore, Prof. Jean Clair, lo invita a partecipare con una sala personale nella sezione italiana per la XLVI Biennale di Venezia. Agli inizi di dicembre Savelli comincia ad accusare problemi di salute.
  • 14 Febbraio 1995

  • Antonella Soldaini, curatrice del Museo d’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato, invita Savelli a realizzare, per il periodo da giugno a settembre dello stesso anno, una Mostra Antologica. Per Angelo è un periodo meraviglioso, ma molto debilitante. Tutte queste novità e decisioni da prendere lo affaticano moltissimo. Consigliato da Susanna Argenterio, che con la comparsa dei malori improvvisi lo ha raggiunto a New York, accetta di chiudere lo studio per trasferirsi per un periodo in Italia.
  • 10 Marzo 1995

  • Savelli, le sue opere e molti dei suoi ricordi arrivano a Milano, per seguire personalmente la realizzazione degli eventi già programmati.
  • 17 Aprile 1995

  • Dopo poche settimane dal suo arrivo Angelo, durante la Pasqua trascorsa ad Arezzo si sente male. Nel tragitto per tornare a Brescia a casa degli amici Argenterio, la situazione si aggrava e viene ricoverato d’urgenza all’Ospedale S.Orsola. E’ troppo debole e riesce a respirare solo con inalazioni d’ossigeno.
  • 28 Aprile 1995

  • Savelli muore nel Castello di Boldeniga di Dello (Brescia), all’età di ottantatre anni, circondato da amici, amore e affetto; per sole poche settimane, non riuscirà a vedere realizzate le due mostre personali che lo avevano tanto incantato: la XLVI Esposizione Internazionale d’Arte (Biennale di Venezia), e la mostra al Museo Pecci di Prato in collaborazione con “PradaMilanoArte”.